Ho detto “sto arrivando” quando ero ancora in pigiama: manuale del ritardatario
Ci sono due tipi di persone nel mondo: quelli che quando dicono “sto arrivando” hanno già scaricato il parcheggio su EasyPark e quelli che invece… stanno ancora fissando il cassetto dei calzini cercando di capire se la calza spaiata abbia trovato l’anima gemella. Io appartengo, senza vergogna, alla seconda categoria. E questo è il mio manuale non ufficiale (ma profondamente realistico) del ritardatario cronico.

C’è una verità universale: quando scrivo “sto arrivando” su WhatsApp, la mia situazione reale è ben diversa. Non sono in auto. Non sono sull’autobus. Non sto nemmeno infilando le scarpe. Sono, molto più spesso, ancora in pigiama, con i capelli che sembrano un esperimento scientifico fallito, e una vaga idea di dove sia la borsa.
Quella frase è una bugia bianca, un piccolo atto di diplomazia personale. Una promessa di futuro, non di presente. È come dire “ti amo” a un pacco Amazon in ritardo: non è vero ora, ma magari lo sarà tra due o tre giorni.
Eppure, il ritardo è un’arte. Non un difetto, non una mancanza: un’arte. Perché ci vuole creatività, improvvisazione, tempismo comico e una discreta faccia tosta per trasformare ogni appuntamento in un mini spettacolo teatrale.
Capitolo 1: Il risveglio drammatico
Il ritardatario non dorme mai troppo. Dorme giusto quei dieci minuti in più che bastano a mandare in tilt l’intera agenda della giornata. La sveglia suona, ma il cervello la interpreta come un sottofondo musicale da spa. Così, tra un “ancora cinque minuti” e un “ma che problema c’è?”, si passa direttamente dal sogno alla corsa disperata.
A quel punto parte la prima bugia: “Sto arrivando”. In realtà sto ancora litigando con il tostapane che si rifiuta di far saltare la fetta di pane, mentre controllo l’orologio con la stessa disperazione di chi guarda il countdown della fine del mondo.

Capitolo 2: L’armadio, il peggior nemico
L’armadio del ritardatario non è un luogo ordinato. È un campo di battaglia. Ogni mattina è come partecipare a una caccia al tesoro con il timer già scaduto: la maglia che volevo indossare è in lavatrice, i pantaloni hanno deciso di stringere per vendetta, e l’unica camicia stirata sembra appartenere a qualcun altro.
E mentre il mondo aspetta, io faccio prove da passerella davanti allo specchio, con outfit che neanche Lady Gaga nei giorni no avrebbe il coraggio di sfoggiare. Poi, alla fine, esco con la prima cosa trovata, sperando che nessuno noti che indosso calzini con i pinguini a un colloquio di lavoro.
Capitolo 3: La scusa perfetta
Ogni ritardatario ha un repertorio di scuse da manuale. Alcune sono classici intramontabili: “c’era traffico”, “non trovavo parcheggio”, “mi hanno chiamato all’ultimo per una cosa urgente”. Altre sono piccole opere d’arte drammatiche: “c’era una processione di tartarughe sulle strisce pedonali e non me la sono sentita di passare”.
La verità? Ero ancora in pigiama. Ma certe verità non possono essere dette. O meglio: si possono dire solo a posteriori, quando ormai tutti hanno riso, bevuto e dimenticato che dovevo essere lì venti minuti prima.
Capitolo 4: La filosofia del “meglio tardi che mai”
Il ritardatario vive con un mantra inciso nel DNA: meglio tardi che mai. Arrivare in ritardo è sempre meglio di non arrivare affatto, no? (Così ci convinciamo, almeno). La realtà è che spesso gli altri hanno già iniziato, hanno già ordinato, hanno già fatto metà della riunione. Ma io arrivo con quell’aria teatrale, come se stessi entrando sul palco, e mi convinco che la mia entrata tardiva sia in realtà un coup de théâtre.
Perché, ammettiamolo: chi arriva in ritardo cattura l’attenzione. Nessuno si gira quando uno arriva puntuale. Ma se arrivi dieci minuti dopo, con il respiro corto e il cappotto mezza spalla, hai automaticamente il pubblico dalla tua parte.
Capitolo 5: Le vittime collaterali
Non dimentichiamo i poveri amici e colleghi che subiscono i nostri ritardi. Quelli che arrivano mezz’ora prima “per sicurezza” e finiscono per passare il tempo a leggere il menù in tutte le lingue disponibili. Quelli che si chiedono se tu sia vivo. Quelli che, nonostante tutto, ti aspettano sempre.
Loro sono gli eroi non celebrati della civiltà moderna. Senza di loro, noi ritardatari saremmo semplicemente asociali. Con loro, sembriamo eccentrici, poetici, imprevedibili.
Capitolo 6: Il futuro del ritardo (spoiler: nessun futuro)
Ogni anno mi riprometto di cambiare. Di diventare puntuale. Di mettere tre sveglie, di preparare i vestiti la sera prima, di non iniziare una serie Netflix alle due di notte. E ogni anno, puntualmente (ma non troppo), fallisco.
Il futuro del ritardatario è sempre lo stesso: un eterno presente in cui sto arrivando significa non ho ancora deciso quali scarpe mettere. È una condanna dolce, un destino buffo, una promessa mancata ma sempre rinnovata.
Manuale pratico per ritardatari cronici (bonus SEO)
Se anche tu appartieni alla mia specie, ecco qualche consiglio pratico che non seguirai mai, ma che fa scena in un articolo:
- Metti la sveglia lontana dal letto: così almeno ti alzi davvero.
- Prepara i vestiti la sera prima: spoiler, non lo farai.
- Dì sempre che sei “sotto casa”: è una bugia accettata a livello universale.
- Non giustificarti troppo: più ti spieghi, meno sembri credibile.
- Trasforma il ritardo in stile di vita: sii la persona che arriva tardi, ma con carisma.
Conclusione: il pigiama come metafora di vita
Alla fine, il “manuale del ritardatario” non è solo un insieme di tecniche di sopravvivenza sociale. È un modo di vivere. È l’arte di ammettere che la perfezione non ci appartiene, che il mondo non crollerà se arriviamo dieci minuti dopo, e che a volte sto arrivando è solo un altro modo di dire dammi tempo, sto cercando di mettere insieme i pezzi della mia giornata.
E quando finalmente arrivo, in ritardo ma presente, con i capelli in subbuglio e il sorriso un po’ colpevole, spero che il mondo capisca: non sono pigro, non sono disorganizzato. Sono solo un artista del tempo elastico.
E, se ci pensate, chi non vorrebbe un po’ di elasticità in questa vita che ci vuole sempre così puntuali?
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